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Sabato, Giugno 23, 2018
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Mastru Predischedda Mastru Predischedda Un disegno di Francesco Congiu Pes

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 e spingendosi insieme nei gomiti nascostamente, vollero tuttavia, proponendo gli chi una cosa e chi un’altra, come se tutti discorressero ed argomentassero sul serio, mentre già li guardava con diffidenza stringendo le labbra in atto di forte dubbio e malizia, che riprendesse più validamente, fino all’ultimo e senza stancarsi mai l’azione… Facendo così — si persuadesse pure — non ne avrebbe sofferto la sua magnifica fibra, nè sarebbe più caduto per questo fatto in discredito presso certi esseri occhialuti del corso Garibaldi; e tanto meno avrebbe dato opportunità a ridere a quanti altri, fissandolo sempre con quel loro sguardo ‘vitulino e collo starsene lì con la mani legate dietro la schiena, gli si mettevano dinanzi nella strada con dei sorrisi di beffe e di scherno....
— E risios es chi non sunu!...

Accennato pertanto e fra tutti quei discorsi a volersi riposare, chè già si sentiva di dentro e per reazione agitarsi i nervi ove non avesse trovato subito e presto un tal rimedio, vi si disponeva andando in pace verso una, panca che era appoggiata al muro, mentre gli altri — i compagni — non volendo disturbarlo più, chè dopo tutto continuava ad esser lui il loro maestro e duce, si erano avvicinati di nuovo e strettamente, come le galline al becchime, ad un più colmo e rinnovato piatto d’ulive.

Un discorso agricolo.

Intanto il buon ospite, il quale standosene lì non aveva capito proprio nulla di tutti quei discorsi, e tanto meno della loro psicologia; non volendo in alcun modo star estraneo e far così da solo la parte della comparsa, mentre era stato lui con quel po’ di roba ed intervento a ravvivar gli spiriti; preso in mano un panchetto, se già era andato a sedere vicino con tutta un’ aria di circospetto studio e d’interrogazione, e ciò anche perché gli dispiaceva di vederlo — non potendo immaginarne quei suoi pensieri — messo come da un canto e disarmato.

Qui, veramente, Frate Sole avrebbe fatto a meno di ascoltarlo, e già appoggiati le mani e il bastone sotto il mento (era questa la sua posa caratteristica), si racco- glieva a fare meditatamente il suo comodo e a dare sfogo a quella sua precisa ideazione. Ma non potendosi rifiutare; persuaso d'altra parte che in questa o quella maniera, avrebbe ugualmente conciliato il sonno, anchequando gli avesse parlato come soleva fare del suo vino, lo lasciò dire e lo accolse con indifferenza. Però non fu come pensava; e sentendosi da bel principio come trasportato da Pafo ad Eden per mezzo di quel tal suo amico, il quale gli fece in quel suo primo giro di parole ed incredibilmente gustare tutte le bellezze agresti per le quali lo stesso


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Massimo Zara

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