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Lunedì, Ottobre 15, 2018
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Mastru Predischedda Mastru Predischedda Un disegno di Francesco Congiu Pes

Indice

cosa tutta da imbottigliare e mettere nelle migliori cantine, gli era toccato sul medesimo e per solo obbligo di coscienza, non potendolo però punto, fare on piccolo strappo. Tutte le mattine, essendosi in casa sua conservato da tempo quell’uso, chè diversamente le cose non sarebbero andate mai bene, ne recapitava, per mezzo del sacrista che ingrossava tutte le volte gli occhi dal desiderio, un’ampollina ansata al prete che diceva la messa alle Grazie; e quel pio sacerdote, il quale sembrava sempre genuflesso anche quando camminava, glielo vantava di continuo... lncontrandolo per istrada e rivolgendogli di solito un sorriso, mentre teneva per abitudine contratta e da vero religioso le mani in mano, gli con- fermava col solo sguardo intelligente, compiacendosene ognora e come di fronte a una cosa mai vista, il giudizio...

La lunga e così pretenziosa relazione, la quale avrebbe certo fatto dormire un sasso, aveva invece legato con un buon filo l’ascoltante; talchè interrotto anche quì e un’altra volta il proposito di quel suo sperato sonnellino; lieto anzi e con quella favorevole occasione di poter ricordare i tempi allegri della sua giovinezza, aveva perfino, mostrando d'intendersi della cosa, rimpianto, condividendo da buon conoscitore il pensiero, un suo antico vigneto solatìo, andato a male e già abbandonato ora come gli avevan detto, all’incivile pascolo delle pecore; mentre gli avrebbe potuto senza disturbare pù Tizio o Caio, provvedere ancora un bottalino del buono, in discreta e signorile provvista...
La risposta.
Ma quando il buon ospite, rallegrandosi in se stesso per quel suo esordio gli parlò in buona fede e senza alcunissima malizia di quel tal suo vino celestico e vescovile, a cui opponeva con una scusa punto giustificata il veto dopo avergliene fatto nascere la voglia e l’uzzolo, non poté pifi frenarsi: e col rispetto dovuto alla mitra e al ciborio, gli scivolò sopra d’un pezzo, come colto da un accidente; indi, rizzandosi in piedi improvvisamente come una molla — lontanissimo l’espositore dal supporre una tal cosa e gesto da matti — gli si parò davanti come una valanga la quale, nella sua orbita non circoscritta e senza freno, minaciasse, giunta a valle, di stritolarlo e travolgerlo.

— ...Ah, Filipp de mastru Raffie’! — Era dunque quello il conto che faceva dei veri amici e di quanti gli davano cordialmente occhio e spaccio? Se egli non era come sapeva un vescovo, e neppure una pagliunza un malrealz od un maravedis di prete, ciò nondimeno, giacchè era stato lì ad ascoltarlo religiosamente per più d’un ora, senza perdere una sillaba del racconto; sempre in grazia


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Massimo Zara

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