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Lunedì, Dicembre 17, 2018
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Mastru Predischedda Mastru Predischedda Un disegno di Francesco Congiu Pes

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quel suo demonio. Cosi si svestì lì per lì col pensiero dell’abito per non incorrere nella contemplata scomunica; quindi, posato con dolore e rincrescimento sulla tavola il bicchiere che già portava in mano, ma che non aveva ancora avvicinato alla bocca; immaginando di veder colà dritto, sulla porta del Bar Nuoro il temuto fantasma, il quale sembrava guardarlo sardonicamente di sottecchi e di sotto la gronda d’una bicicletta spelacchiata e consunta, gli squadrò ambo le ficche, con ,,uh chi ti sicches!“ cosi formidabile, da far tremare, rinfiancato dal consenso degli amici che già bevevano ed assaporavano il vino ridendo, i bicchieri ed il resto.

...Oltre che con il Muschittu, il quale fu anche un tempo l’antico factotum dello storico Caffé della Posta, e si dilettava coll’ insistenza d'uno spillo a raccogliere — scovandogliele qua e là — le notizie più particolareggiate ed intime, fra cui qualche innocua sbornietta o serenata fatta segretamente da lui col violino (uno stradivarius autentico ché conoscendo da tempo i vellicamenti dell’arco e le pieghe del sentimento l’ aveva condotto fine a quella sua immortale composizione ,,Da Onanì a Siligo“), si scagliava giustamente contro tutti gli osti ed affittacamere del genere di quello da noi descritto.

Mandato pertanto in ultimo e come vedesi a casa del diavolo il sonno, senza degnarlo neppure d’uno sbadiglio di un altro qualsiasi segno di stanchezza, ché si ritemprava indicibilmente come una salamandra al fuoco, fece lì ancora, andando per la stanza, col passo voluto e indicato, chè si trasformava e metamorfosava a piacere; sollevando per la sincera imitazione una spalla troppo pesa, mentre abbassava contemporaneamente ed in corrispondenza l‘altra coll’allungare la mano penzola oltre il ginocchio, il temperinaio ed coltellinaio di Campobasso: cosa a cui, per certi suoi piacevoli motivi più o meno giustificati, non rinunziava mai...

E ne divertì un mondo cogli ispettori centrali suoi superiori — commendatori cavalieri e grandi ufficiali — di cui riusciva sempre, tutte le volte che accadeva, a disarmare le intenzioni prave ed il preconcetto con una semplice barzeletta e muso di lepre; e con una serqua di vocaboli veri, ma cosi difficili e nuovi, da far perdere a quelli, in tutto e in una nascente perplessità, l’orizzonte ed il Polo. A Roma non s’era mai visto un uomo cosi perfetto ed in gambe!...
Cosi anche, disegnato sul muro e col carbone un suo porcellino dalla coda attorcigliata; già messo in posa attraverso la soglia d’una casetta rustica; dedicato nel disegno spontanéo e per la parte migliore al ministro Gentile, fece e disse tanto quella sera, fissando e inter- rogando ogni poco quel codino cosi ragionante ed animato


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Massimo Zara

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