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Lunedì, Dicembre 17, 2018
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Mastru Predischedda Mastru Predischedda Un disegno di Francesco Congiu Pes

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Chi infatti saprebbe rinunciare ad esempio, senza offendere la propria dignità, ai vini di Burchiello e di Peppedda Faragone? A quelli somministrativi un tempo da Bannedda 'e Simone, la quale vi attirava, oltre che col dolce liquore ed irresistibilmente, cogli occhi che s'illuminavano d'azzurro e languivano poi dopo nell'aria come un canto ed una poesia delle tanche?! Luchia Boe, Predu Satta, Jubannantoni Soru, Giovanni Rossi il falegname, e Careddeddu l'estremissimo ed il rauco d'Irillai, si trovano è vero fuori dal centro... Nel suburbio voglio dire di San Pietro... Ebbene ad onta di tutto ciò bisogna andarli a trovare; e ci si va infatti come ad una festa... Nè la meta riesce inutile come si comprende; qui come altrove, accanto al focolare vestalico ed alle famiglie riunite intorno, riscontriamo gli stessi trasparentissimi vini che vi colpiscono ed ammaliano... gli stessi suoni di campana nonché gl'identici soporosi ed inondanti profumi...

Per la qual cosa, spillando dappertutto il vino con tripudio ed immensa ricchezza – ricchezza anche quando questa non vi sia realmente e ne intralcino in questo o in quel modo le discordie dell’annata – vi sentite – presi tutti dalla voluttà e dal piacere – rinnovare miracolosamente il sangue. Bevendolo o centellinandolo come usa, mentre vi dà a mano a mano la vita e vi sorprende spesso e più in là accartocciata sulla brace un’orecchia di maiale o qualcosa d’altro, vi pare – e l’illusione è completa – di sentire sotto i piedi – ribollente – la vallata di Marreri o la calura di Su Grumene o di Baddemanna.
Spesso spesso è il zeffiro e l’olezzo di Badde ‘e Tùrture: i lezii di questo territorio, sprigionandosi in essenza con tutti gli aròmati, fanno sì – né vi è alcuno che possa disconoscerlo – che quel vino vinca gloriosamente e con buon nome tutti gli altri del genere.
Anche Peppedda Faragone (chi potrebbe dimenticarla?) colla chiostra de’ suoi denti – mandorle sgusciate allora allora, come ben disse offrendoci una tale similitudine un valoroso scrittore di cose sarde – vi schiude da sola, in grazia a quel suo liquore ed eterno sorriso – sorriso che non tramonta e che par ridere sempre e perfino nel sonno – il canto della fertilità e della pingue vendemmia.

Ah! Sì! È tutta una verità ed un credo! Onde, prima che venga a Frate Sole ed ai suoi Sette fratelli, lasciatemi pensare come so e voglio…; poi, se lo crederete del caso, auguratemi pure la morte…: avrò vissuto abbastanza!
Or non è più… ma una volta (quanti anni sono ormai trascorsi!), in una casa e stradetta di pietra, proprio vicino a quella bitata un tempo dai banditi: sito dove si sbacchiavano gli usci dirimpetto e che il Bechi percirse insieme al Faralli la notte di san Bartolomeo, si


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Massimo Zara

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