Questo pomeriggio il piccolo Guzzi V50 III mi aspettava in garage con quell’aria da vecchio compagno di avventure che non ha perso la voglia di correre.

Gli anni ’80 gli scorrono ancora nelle vene, e il recente restauro non ha fatto che restituirgli la voce roca e calda di un tempo.

Sono partito da Nùoro, l’aria non più calda, grazie alla montagna, mi entra nel casco e il V50 canta in quinta come se stesse ricordando vecchie scorribande di un tempo che è stato. 

La strada verso Galtellì è un abbraccio dolce di curve, e lui, il piccolo Guzzi V50, risponde con precisione e grinta, i suoi 45 cavalli ancora scalpitano come puledri appena svegliati.

Da Galtellì piego verso la SP25, poi raggiungo la vecchia Nuoro–Siniscola (SP45), dove l’asfalto si attorciglia in curve invitanti. Qui la moto sembra ringiovanire di colpo: nei tornanti si muove leggera, agile, quasi vanitosa, come per dimostrare che l’età è solo un numero. 

Io sorrido dentro il casco: questo è il ritmo che amo, io e lei, un dialogo fatto di acceleratore, frizione, freno e sguardi verso l’orizzonte.

Poi devio per la SP18, imbocco la SP51bis e raggiungo la Solitudine dopo i bellissimi tornanti di Marreri, dove la strada si fa silenziosa e il vento racconta storie. 

Infine il rientro a casa, dopo due ore di piacere, con il motore che ancora ronza piano sotto di me, come un vecchio amico che non vuole smettere di parlare.

Oggi non ho semplicemente percorso 80 chilometri: ho fatto un viaggio indietro nel tempo, riportando in vita un pezzo di ferro che è anche un pezzo di gioventù che, a quanto pare, non era mai davvero andato via.

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