Ieri la giornata aveva quell’aria furbetta che porta a pensare: “Oh, allora? Ci decidiamo a fare un giro in moto?”

Data: ieri
Moto: Moto Guzzi V50III
Km percorsi: 130
Stato d’animo: evasione controllata
Velocità media: “Tranquillo Massimo, la velocità è quella giusta…”

Ore 10:00 – Il garage che si apre e il mondo che cambia

Apro il garage e il V50III mi guarda con quell’espressione da “finalmente!”. La giornata sembrava fatta apposta per uscire: cielo pulito, aria frizzante ma non fredda. E così, complice il sole e un Guzzi V50III che da troppo fremeva nel garage, è bastato girare la chiave per trasformare la giornata in un: “Non so dove andare, ma l'importante è andare”.

Alla pressione dello start, Il bicilindrico si è svegliato con il suo borbottio gentile — uno di quelli che non intimoriscono nessuno — anzi: pare quasi che chiedesse scusa per il disturbo. Un borbottio leggero, educato. Nessuna esuberanza, nessuna fretta. Perfetta.

Turistica, anzi… modestamente turistica, tanto che il V50III si sarebbe offeso se avessi osato tirarle il collo. Ma non era giornata da performance: era giornata da panorami, ambiente e natura; ed io comunque, non sono mai un tipo stradaiolo da piega.

Ore 10:30 – Verso la Baronia: curve, silenzi e profumo di macchia

La strada verso Orosei scorre senza rumore. Io e il V50III teniamo un ritmo quieto, quasi un dialogo. La moto sembra dirmi: “Guarda il panorama, non correre. Le curve non scappano”. E infatti non scappano. La strada verso Orosei, la SS129, ha iniziato subito a fare il suo lavoro: curve morbide, poche auto, e quel paesaggio che cambia lentamente dal montano al marino.
Il motore, con la sua pacatezza da signore d’altri tempi, costringe — o meglio, invita — ad osservare il panorama intorno.
E meno male.

Ore 11:15 – Marina di Orosei

Arrivo al mare. L’acqua è di un blu che quasi infastidisce da quanto è bello.  Placido, brillante, con quelle sfumature azzurre che in lontananza, in fondo, non consentono di capire dove finisce il mare ed inizia il cielo! Mi viene in mente questo testo: "Là dove il cielo finisce... Unendosi al mare". Una strofa di una canzone de Le Orme: "Breve immagine". Cercatevela.
Mi fermo un attimo, casco sul manubrio. Sembra uno di quei momenti in cui la giornata ti dà una pacca sulla spalla e dice: “Stai facendo la cosa giusta.”

Io ci sono arrivato così: casco appeso al gomito, scarichi caldi, e quella sensazione bellissima di: “Sono esattamente dove dovevo essere”.

Ore 12:00 - Capo Comino: sabbia bianca e un pensiero fisso

Riparto verso nord. La strada si addolcisce ancora, meno traffico, più silenzio. Il V50III marcia con una dignità tutta sua. E così, con quella cadenza placida, mi sono ritrovato a Capo Comino. Le dune di sabbia bianca, modellate dal vento, un posto che, anche se ci sono stato mille volte, riesce sempre a sorprendermi. Entrare a Capo Comino è come infilarsi in un quadro: dune bianche, aria salmastra, un mare che non ha intenzione di fare brutta figura. Cammino un po’ nella sabbia. Qui il tempo rallenta. Anche io.

Ripartendo verso nord, la strada si è fatta ancora più liscia, quasi un invito a lasciar correre il V50III… Il quale però non ne vuole sapere e mi ha ricordato subito quale fosse il suo stile: “Massimo, io sono fatto per viaggiare con calma. Non dimenticarlo".

Ore 13:00 - Il ritorno: il ritmo lento che diventa un lusso

Risalgo in sella. La moto riparte senza protestare. Il ritorno è un filo di gas, una strada gentile, un percorso che scivola leggero. La strada di rientro è un lungo respiro. Il V50III, quasi orgoglioso di aver rimesso le ruote fuori dal garage, marcia come un orologio svizzero con accento lombardo di Mandello. Ed io, grazie a quelle velocità da turista in pensione con cappello di paglia, ho fatto pace con il mondo e con me stesso.

Ore 14:00 – Di nuovo a casa

130 km senza fretta, senza rumore, senza pretese. Solo io, il V50III e una Baronia che non delude mai.

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