Nei giorni tra il 20 ed il 22 marzo ho partecipato con Antonietta al "Giro Delta" di "Anima Guzzista". Un incontro tra motociclisti organizzato dal grande Piero Govoni, finalizzato ad esplorare il Delta del Po e godere del paesaggio, della vista degli uccelli acquatici e del cibo offerto dai pescatori locali all'interno delle tipiche "cavane", che sono i casotti di pesca costruiti con palafitte sull'acqua.
Tutto è iniziato il venerdì 20, di mattina presto, con una visita a Venezia per coloro che erano in zona dal giovedì. Due persone stupende, Anna e Cristina, sono state le guide impegnate a condurre un gruppo di belle persone - tanti conosciutisi sul momento - che andava comunque guidato e tenuto unito per evitare dispersioni nella bolgia turistica veneziana.
Il percorso di questa giornata ha un valore particolare perché rompe subito lo schema “motociclistico puro” per introdurre una dimensione diversa, quasi contemplativa. La partenza da Chioggia con il battello, rappresenta già un’anticipazione del tema dominante: acqua, luce e paesaggio. Una sorta di “porta laterale” verso la laguna, meno caotica e più autentica rispetto ad altri accessi verso Venezia che sono certamente più frequentati del nostro.
L’ingresso a Venezia non è solo uno spostamento geografico, ma un cambio di ritmo netto. Dopo chilometri tra battello ed autobus ci si ritrova improvvisamente in un contesto dove il tempo rallenta e l’attenzione si sposta tutta sul simbolo di Venezia: Piazza San Marco, che visitiamo velocemente quanto intensamente. La foto al caffè Florian - che faccio ogni volta chi sono a Venezia - è un mio fatto personale che mi riporta al 1979 ed al mio amore Rock degli anni '70; Le Orme, che in quel caffè si ritrovavano e a cui hanno dedicato un importante disco.
Poi ancora riflessi sull’acqua e calli strette, in una Venezia defilata rispetto ai grandi percorsi turistici, si procede in direzione del locale "Osteria al Mariner", il luogo dove le gambe troveranno riposo e lo stomaco proverà l'ebrezza della cucina locale. Una cucina tutta da scoprire, non ricordo il nome dei piatti ma ricordo bene i sapori e la qualità totale di ciò che abbiamo mangiato. Il pomeriggio, dopo le fatiche del pranzo, è dedicato al rientro con una piccola escursione a Chioggia e poi il viaggio in auto (siamo motociclisti momentaneamente prestati all'auto) verso l'Hotel Bussana che ci riserva l'incontro con altri amici ed una bella pizzata tutti insieme.
Dal punto di vista dell’esperienza, la giornata trascorsa assume quindi tre livelli di lettura:
- Transizione: dalla terraferma alla laguna, esperienza sempre affascinante per un sardo non abituato a questi scenari, ho capito che la laguna non si attraversa, si assorbe. Con Chioggia che fa da cerniera perfetta fra i due mondi;
- Immersione: Venezia vissuta non come meta turistica “mordi e fuggi”, ma come esplorazione a piedi, quasi fuori dal tempo, il tutto grazie, come dicevo, ad Anna e Cristina che sono state delle formidabili guide;
- Preparazione: una sorta di “introduzione sensoriale” a ciò che verrà nei giorni successivi nel Delta del Po, dove acqua, natura e cibo diventeranno protagoniste assolute.
In un racconto di viaggio, questa giornata funziona come un primo capitolo di assestamento: diventa fondamentale per creare atmosfera. È il momento in cui il gruppo si compatta, si sintonizza e – senza ancora saperlo – inizia a entrare nello spirito del Giro Delta che scopriremo nei giorni successivi.
Ho registrato la traccia (vedila su Relive): ne esce un percorso molto interessante, più articolato di quanto possa sembrare dal semplice racconto. Si tratta di circa 74 km complessivi, sviluppati interamente nell’ambiente lagunare, con un’estensione geografica che va da Chioggia fino a Venezia e ritorno. Non è quindi una semplice “visita a Venezia”, ma un vero itinerario di avvicinamento e attraversamento della laguna.
Ho analizzato anche la traccia del 21 marzo (vedila su Relive): qui il registro cambia in modo deciso. Se il giorno precedente era una “introduzione”, questo è il cuore autentico del Giro Delta.
Il percorso è diverso, è meno lineare rispetto al giorno prima, ma molto più significativo dal punto di vista esperienziale: non punta a una meta iconica come la città di Venezia, ma entra dentro il territorio del Delta del Po.
Anche qui si distinguono tre fasi, ma con una natura completamente diversa:
Penetrazione nel Delta
La traccia del nostro percorso mostra un andamento meno diretto, con strade secondarie, deviazioni e tratti che sembrano quasi “cercati”. È il segnale tipico di chi non sta attraversando un territorio, ma lo sta esplorando. Qui la moto torna protagonista (anche se io viaggio in auto, purtroppo), ma in modo diverso rispetto a un passo di montagna:
- velocità contenuta;
- attenzione costante;
- paesaggio che cambia continuamente tra acqua, argini e vegetazione.
È una guida più “di precisione” che di slancio.
Punto focale: la Cavana
Il GPX evidenzia una sosta lunga e concentrata: il vero centro della giornata.
La destinazione – la cavana di Emiliano – rappresenta perfettamente lo spirito del Delta: non un ristorante, ma un luogo. Non un servizio, ma un’esperienza. Il fatto che il percorso converga lì senza fretta è coerente con tutto il contesto: la meta non è “arrivare”, ma meritarsi l’arrivo.
Il percorso non ha la linearità del giorno precedente. Dall'analisi della traccia emerge un andamento più morbido, quasi rilassato, come se il gruppo si fosse ormai adattato al ritmo del territorio. Dopo la sosta, la guida perde ogni residuo di tensione: resta solo il piacere di stare lì.
Se il 20 marzo ci aveva insegnato a rallentare, il 21 ci ha insegnato a restare. Entrati nel Delta del Po, la sensazione è stata subito diversa: meno direzione, più dispersione. Le strade non portano da qualche parte, semplicemente esistono, seguendo l’acqua e adattandosi alla terra.
Si guida senza fretta, spesso senza riferimenti, con la sensazione che dietro ogni curva (se così si possono chiamare) possa esserci qualcosa di inatteso.
Poi si arriva alla cavana.
E lì il viaggio cambia di nuovo.
Non c’è formalità, non c’è distanza: solo tavole, acqua intorno e piatti che non hanno bisogno di presentazioni. Le cozze fritte, le ostriche, la pasta al sugo di cozze… non sono “una pausa pranzo”, sono parte integrante del percorso. Forse il motivo stesso per cui quel percorso esiste.
Quando si riparte, si è diversi. Più lenti, più pieni, più dentro al viaggio e ricchi dell'esperienza appena vissuta.
Questa giornata è, a tutti gli effetti, l’essenza del Giro Delta:
- territorio vissuto, non attraversato;
- destinazione non turistica ma identitaria;
- perfetta fusione tra moto, ambiente e cultura locale.
Se il giorno 20 costruiva l’atmosfera, il giorno 21 la riempie di contenuto.
Dal Delta del Po all'Abbazia di Pomposa
C'è un tipo di domenica che non si dimentica. Non quella del divano e del telefilm, ma quella in cui ci si sveglia con l'odore dell'acqua nell'aria e si parte senza fretta verso un orizzonte basso, piatto, infinito. Quella del 22 marzo è stata esattamente così.
La partenza: Porto Tolle e le acque del Delta
Siamo partiti dall'Hotel Bussana, a Tolle, nel cuore del Delta del Po. A quell'ora del mattino il paesaggio era già vivo di una luce particolare — quella luce lagunare che sfuma i contorni, che confonde il cielo con l'acqua e l'acqua con la terra. Il Delta è fatto così: non sai mai bene dove finisce una cosa e dove inizia l'altra, e forse è proprio questo il suo fascino. Abbiamo guidato sul margine della foce, dove il Po si apre al mare con la discrezione di chi non ha bisogno di farsi annunciare.
Goro: il profumo del mare e delle cozze
Lasciato il cuore veneto del Delta, siamo entrati in terra ferrarese, attraversando l'abitato di Bacucco per poi scendere fino a Goro. Goro è un paese che vive sull'acqua e per l'acqua: le sue vongole e i suoi mitili sono famosi in tutta Italia, e il porto — con le barche ormeggiate e le reti stese ad asciugare — racconta una storia di fatica quotidiana che ha qualcosa di antico e di dignitoso. Lungo il percorso due ponti di barche che emanano fascino e ricordano storie antico per chi, come me, non è abituato a strutture di questo genere.
L'Abbazia di Pomposa: quando la pietra racconta secoli
Dal mare alla storia il passo è breve, su questa strada. L'Abbazia di Pomposa, a Codigoro, sorge solitaria tra i campi come una sentinella del tempo. La sua torre campanaria — slanciatissima, visibile da lontano — ci ha accolto prima ancora che l'auto si fermasse nel parcheggio.
Fondata dai benedettini nell'alto Medioevo, Pomposa fu uno dei centri monastici più importanti d'Italia. Qui visse Guido d'Arezzo, il monaco che nel XI secolo inventò la notazione musicale moderna — il Do, Re, Mi, Fa, Sol che ancora oggi si insegna nelle scuole. Varcare il portale è come entrare in un altro tempo: i mosaici del pavimento, gli affreschi della navata, la luce che filtra bassa e colorata attraverso le finestre. Si cammina in punta di piedi non per rispetto formale, ma perché il luogo stesso lo chiede.
Siamo usciti con quella sensazione rara di aver ricevuto qualcosa senza averlo cercato.
Arrivo alla Locanda degli Este: una tavola che fa del bene
Il viaggio si è concluso a Caprile, alle porte di Comacchio, alla Locanda degli Este. Non un ristorante qualunque: una struttura sociale che offre lavoro e dignità a persone con disabilità, dove ogni piatto servito è anche un piccolo atto di inclusione.
Ci siamo seduti a tavola con la consapevolezza di essere nel posto giusto. La cucina — quella del territorio, quella delle ricette che sanno di laguna era semplicemente buona. Ma quello che rendeva il pranzo speciale era qualcosa di più sottile: sapere che dietro ogni portata c'era una storia di impegno, di cura, di comunità.
Il ritorno
Sulla via del ritorno, con il sole già basso verso ovest e i campi del Delta tinti di quell'oro pomeridiano, ci siamo detti che certe domeniche bisognerebbe farsele regalare più spesso. Non perché siano state eccezionali in senso spettacolare, ma perché hanno avuto il ritmo giusto: lento, curioso, grato.
Acque, storia, bellezza e umanità — tutto in tre formidabili giornate.
Poi, nel pomeriggio, c'è solo l'aereo e si torna a casa con tanto bagaglio in più nella mente.

