L'Esaltazione dei vini di Nuoro
A Nuoro, non appena giunge il suo tempo, prima cioè di entrare nell'inverno e mentre si va colle costellazioni verso il tramonto delle Pleiadi; (ma già ogni paese ha le sue abitudini che conserva gelosamente nè muterebbe per tutto l'oro del mondo), i nostri uomini, specie coloro che pur sentano apparentemente il freddo, si riuniscono a frottarelle di cinque o di sei e magari di otto o di dieci, e così imbaccucati, proprio per quel freddo che si fa presentire da queste nostre parti come in tutti i paesi di montagna, vanno qua e là determinatamente a zonzo, a cercare come si direbbe una nuova terra dove poter ammazzare un'ora e passare allegramente insieme le uggiose serate.
Nè vanno più; come andavano un tempo, attorno alle vecchie bettole dei vini d'Ogliastra e del Campidano; ma uniti od alla spicciolata, oppure in linea indiana come se si fossero organizzati per una qualche congiura o il compimento di un rito misterioso, si fermano con intelligenza là dove una frasca d'edera o di pungitopo, messa in cima ad un uscio recondito o fuori mano, annuncia la vendita del vino nero o rosso del paese;
di quello razzente in tutti i casi e che, pigiato ancora con i piedi come ai tempi di Noè, non fatto col bastone nè macchinato, vi imbelletta al primo sorso e vi inebria l'anima col solo profumo e con tutte le altre dolcezze e prerogative riservate al palato.
Oliena, ch'è il villaggio che si distende sotto il nostro sguardo, ed ha come tutti sanno il miglior vino del mondo, non desta più ora – proprio ora – alcunissima invidia per noi: se il suo vino è forte, forte come la terra vulcanica che lo produce, ed ebbe a suo tempo l'onore di essere celebrato da Gabriele D'Annunzio in un suo editoriale pubblicato molti anni fa nel Corriere della Sera, ed in cui il poeta faceva una bellissima e degna apologia ad una “sbornia quadriduana” presa da lui sul sito in compagnia di Cesare Pascarella e Scarfoglio (cosa della quale gli abitanti non seppero mai trar profitto), non si rinuncia peranco a quei nostri rotondetti e lisci, incantevolmente spumeggianti: di fronte a quello là che ha il primato... ch'è poderoso e s'impone come un re della terra, si resta tuttavia indifferenti.
